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Murgie
di S. Caterina. 2003-2005
Di Adele Coscarella e Giuseppe Roma, Università della Calabria |
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In località
Murgie di Santa Caterina la Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale
dell'Università della Calabria conduce dal 2003 campagne di scavo
sistematiche per riportare alla luce l'antica fortezza altomedievale,
sede agli inizi dell'XI secolo di un monastero italo-greco intitolato
a S. Ananìa. L'approfondimento dell'indagine in questo settore consentiva di mettere in evidenza all'interno dell'ambiente B una complessa stratigrafia relativa alla fase di età federiciana, momento in cui il vano in disuso divenne il punto di raccolta dei rifiuti prodotti in ogni genere di attività quotidiana condotta all'interno di questo, di questo spazio fortificato: una serie di butti di diversa estensione, caratterizzati soprattutto dalla presenza di una consistente quantità di frammenti faunistici e ceramici, che hanno fornito anche importanti reperti numismatici (due denari di Enrico IV e Costanza, 1194-1196), indicano al XIII secolo l'epoca di abbandono del sito. Fra le ceramiche rinvenute ricca è la quantità di manufatti di uso comune privi di rivestimento, contenitori da dispensa o da mensa e pentolame da fuoco, tanto da dar luogo ad una articolata classificazione morfologica, cui si associano un buon numero di forme aperte rivestite, prodotti di maggior pregio, appartenenti alla classe delle invetriate dipinte policrome; eccezionalmente, con un numero estremamente esiguo di frammenti, sono documentate le invetriate monocrome. Pertanto i rapporti
strutturali fra gli ambienti (C, D, E), parzialmente addossati alla linea
fortificata interna di occidente, sulla base degli elementi affiorati,
indicavano la preesistenza di un grande ambiente con accesso posto a nord,
successivamente tamponato e in seguito ripartito in tre vani più
piccoli, di cui uno (E) destinato ad uso abitativo. Al recupero di alcuni
frammenti di ceramica rivestita ha fatto seguito l'esame archeometrico
condotto su un gruppo di reperti, in particolar modo su esemplari di protomaiolica. Nel settore orientale dell'acrocoro, ancora, l'asportazione del consistente strato di humus metteva in vista una più articolata distribuzione di nuovi ambienti, fra i quali va evidenziata la presenza di una grande cisterna fornita di canalizzazione di afflusso realizzata con tubi fittili, e di un piccolo edificio di culto ad .aula unica dotato di templon. La chiesa nella fase iniziale risultava adorna di pitture, come desumibile dai consistenti resti di intonaco dipinto. La sua costruzione, risalente al X secolo su basi stratigrafiche e confermata dal documento del 1015 edito dal Trinchera, subisce una ristrutturazione con ampliamento della navata in fase normanna, epoca in cui l'ingresso originario, a nord, viene tamponato per essere realizzato ad ovest in collegamento con il lungo e grande edificio adiacente probabilmente a due piani: i resti di una scala di accesso esterna ad esso ne confermerebbe l'ipotesi. Nell'intervento condotto per solo due settimane nel settembre del 2005, si è proseguita l'indagine nell'area I e nel contempo si è dato avvio all'apertura di un saggio nell'arco collinare sottostante il settore fortificato (area II). L'intervento di preliminare pulizia del settore consentiva di rilevare un nuovo vano di impianto quadrangolare provvisto di ingresso a sud, per il momento di dubbia destinazione. I livelli di scavo in profondità testimoniano una frequentazione bassomedievale restituendo pochi frammenti di cui alcuni in ceramica graffìta. Nell'immediato
futuro è prevista una nuova e più incisiva campagna di scavo
in estensione che consentirà di chiarire meglio i rapporti stratigrafici
fra l'area fortificata e l'abitato adiacente. Bibliografia.: |