Murgie di S. Caterina. 2003-2005
Di Adele Coscarella e Giuseppe Roma, Università della Calabria

 

In località Murgie di Santa Caterina la Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale dell'Università della Calabria conduce dal 2003 campagne di scavo sistematiche per riportare alla luce l'antica fortezza altomedievale, sede agli inizi dell'XI secolo di un monastero italo-greco intitolato a S. Ananìa.
Le indagini condotte nei mesi di settembre-ottobre del 2003- 2004 venivano incentrate sul pianoro più elevato (378/396 m slm), dove si mettevano in luce alcuni ambienti e dei resti relativi al circuito fortificato interno (area I). Queste strutture, soprattutto la linea fortificata meridionale, quasi integralmente preservata, e ampio tratto della cinta settentrionale provvista di torre di avvistamento, sono realizzate secondo il consuete metodo costruttivo, che tende ad adeguare la struttura all'andamento del banco roccioso; esse delimitano l'intera superficie collinare sopraelevata, destinata a comprendere una serie di vani dalla diversificata funzione: uso abitativo e artigianale nei settori a ridosso delle mura poste nel settore sud-ovest, funzione di servizio o di rappresentanza per due grandi edifici con adiacente cisterna, dislocati in prossimità del grande cono roccioso, dominante l'intera collina, così come l'edificio di culto.
Nelle due campagne effettuate nel 2003-2004 è stato possibile mettere in evidenza e leggere i rapporti fisici esistenti fra le strutture di cinque ambienti (A-B-C-D-E) affiancati tra loro;di diversa grandezza e impianto; di questi uno (ambiente A}risultava delimitato da un massiccio muro dello spessore di un metro. Gli furono addossate le strutture relative alla costruzione dei nuovi vani. I dati forniti dalla lettura stratigrafica delle murature indicavano, già nel primo intervento, almeno due.fasi cronologiche.

L'approfondimento dell'indagine in questo settore consentiva di mettere in evidenza all'interno dell'ambiente B una complessa stratigrafia relativa alla fase di età federiciana, momento in cui il vano in disuso divenne il punto di raccolta dei rifiuti prodotti in ogni genere di attività quotidiana condotta all'interno di questo, di questo spazio fortificato: una serie di butti di diversa estensione, caratterizzati soprattutto dalla presenza di una consistente quantità di frammenti faunistici e ceramici, che hanno fornito anche importanti reperti numismatici (due denari di Enrico IV e Costanza, 1194-1196), indicano al XIII secolo l'epoca di abbandono del sito. Fra le ceramiche rinvenute ricca è la quantità di manufatti di uso comune privi di rivestimento, contenitori da dispensa o da mensa e pentolame da fuoco, tanto da dar luogo ad una articolata classificazione morfologica, cui si associano un buon numero di forme aperte rivestite, prodotti di maggior pregio, appartenenti alla classe delle invetriate dipinte policrome; eccezionalmente, con un numero estremamente esiguo di frammenti, sono documentate le invetriate monocrome.

Pertanto i rapporti strutturali fra gli ambienti (C, D, E), parzialmente addossati alla linea fortificata interna di occidente, sulla base degli elementi affiorati, indicavano la preesistenza di un grande ambiente con accesso posto a nord, successivamente tamponato e in seguito ripartito in tre vani più piccoli, di cui uno (E) destinato ad uso abitativo. Al recupero di alcuni frammenti di ceramica rivestita ha fatto seguito l'esame archeometrico condotto su un gruppo di reperti, in particolar modo su esemplari di protomaiolica.
L'approfondimento dello scavo nell'ambiente B portava, ancora, alla scoperta di un focolare circolare con canale di alimentazione e di aereazione realizzato sfruttando il sistema roccioso naturale: esso si può collegare ad un impianto artigianale destinato alla lavorazione dei metalli, come testimoniato dalla consistente presenza di scorie metalliche, certamente preesistente all'impianto dell'ambiente, quindi di fase prefedericiana. L'indagine in profondità nell' ambiente E, invece, consentiva il recupero di testimonianze significative relative ad età protostorica che, unitamente ai frammenti di piccoli contenitori in vernice nera, contribuivano, per la prima volta nella storia degli studi, ad attestare la vita nel sito sin dalla protostoria e in epoca classica.

Nel settore orientale dell'acrocoro, ancora, l'asportazione del consistente strato di humus metteva in vista una più articolata distribuzione di nuovi ambienti, fra i quali va evidenziata la presenza di una grande cisterna fornita di canalizzazione di afflusso realizzata con tubi fittili, e di un piccolo edificio di culto ad .aula unica dotato di templon. La chiesa nella fase iniziale risultava adorna di pitture, come desumibile dai consistenti resti di intonaco dipinto. La sua costruzione, risalente al X secolo su basi stratigrafiche e confermata dal documento del 1015 edito dal Trinchera, subisce una ristrutturazione con ampliamento della navata in fase normanna, epoca in cui l'ingresso originario, a nord, viene tamponato per essere realizzato ad ovest in collegamento con il lungo e grande edificio adiacente probabilmente a due piani: i resti di una scala di accesso esterna ad esso ne confermerebbe l'ipotesi.

Nell'intervento condotto per solo due settimane nel settembre del 2005, si è proseguita l'indagine nell'area I e nel contempo si è dato avvio all'apertura di un saggio nell'arco collinare sottostante il settore fortificato (area II). L'intervento di preliminare pulizia del settore consentiva di rilevare un nuovo vano di impianto quadrangolare provvisto di ingresso a sud, per il momento di dubbia destinazione. I livelli di scavo in profondità testimoniano una frequentazione bassomedievale restituendo pochi frammenti di cui alcuni in ceramica graffìta.

Nell'immediato futuro è prevista una nuova e più incisiva campagna di scavo in estensione che consentirà di chiarire meglio i rapporti stratigrafici fra l'area fortificata e l'abitato adiacente.

Bibliografia.:
F. TRINCHERA, Syllabus graecarum membranarum, Napoli 1865, p. 15;
G. ROMA, Per una storia del popolamento del territorio dell'attuale Calabria settentrionale: dalle fortificazioni longobarde ai monasteri fortificati, in R. FIORlLLO, P. PEDUTO (a cura di), III Congresso Nazionale di Archeologia Medievale (Salerno 2003), Firenze 2003, voI. I, pp. 428-434;
ID., Monasteri fortificati nel Mezzogiorno altomedievale: il sito di.Murgie di Santa Caterina, C.s.