Ritorno a Rocca Imperiale dopo 20 anni
"Cerco all'intorno il presepe accroccato di allora, quel rassi~
curante angolo di terra che mille luci tremolanti concretizzano nel buio
della sera. Rocca è lì, come sempre, improwisa e uguale.."


Quasi vent' anni sono trascorsi da quel mio primo incontro con Rocca; ritorno a percorrere vecchie strade, con l'ansia del tempo cittadino che mi accompagna nella breve, improvvisa parentesi calabra.
La strada statale si restringe gradualmente come allora, affiancata da ulivi e viti; poi si perde e si interseca alle nuove strade asfaltate che la discostano oggi dalla zona dello Scalo, indietreggiandola verso le pendici del paesino. Una serie di giri obbligati, nuove case cittadine ad accogliere lo sguardo. Perdo l'orientamento. Cerco all'intorno il presepe
accroccato d'allora, , Quel rassicurante angolo di terra che mille luci tremolanti concretizzano nel buio della sera. Rocca è li, come sempre improvvisa ed uguale, disegno piramidale che trionfa nell'antico maniero dominante la vallate di Canna. Le nuove abitazioni non hanno stravolto la linea che la delimita e la definisce nel buio della sera. Esse si snodano accoccolate tra scalo e altura, lasciando ancora respiro al breve segno originale.
Lungo la strada che sale al paese riconosco la cupola ormai selvaggia del convento, la casa
di chi di Rocca era l'anima e la storia, e di cui solo una favola a Rocca è rimasta. Una vecchia betoniera insiste sull'antico ponticello del Barbarossa, come vita che avanza e schiaccia schiaccia impietosa l'antica pietra sottostante.
Nulla è cambiato in paese. Stessi colori, stessi i silenzi; uguali le brevi voci, gli improvvisi sussurri, il vociare lontano, I rumori si spengono nell'aria, i colori diventano intensi; il rosso dei grappoli di peperoni, i marroni autunnali delle vecchie tegole degradanti, l'azzurro della natura. Mare e cielo come sfondo.
Il paese è salvo. Anche se l'unico viso in cui riconosco e ancora leggo la sua storia nel tempo è quello dello scemo del villaggio vecchio bambino, in continuo disperato solitario
passeggio nella piazzetta del paese. E nulla posso più indovinare nei bellissimi occhi di Stella, nello sguardo sfuggente di Nicolino, nell'indifferenza del vecchio dottore vicino di casa; neanche la casa ci appartiene più. Restano per noi l'antico odore della bambata appena uscita dal forno, con l'agro dei peperoni e del pomodoro che la imbellettano, e il profumo dei gelsomini che sale e gira l'angolo e assorbe l'aria, come unico segno di continuità
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