Escursioni Partendo Da Rocca Imperiale

I percorsi partono sempre dal centro del paese e i tempi sono considerati per persone che camminano con l'intento di godersi in tranquillità i colori e i profumi della natura.


1) Fonte della Ruvola
15 m. Difficoltà: Facile
Uscire da Rocca per la Salita delle Sirene, sotto Palazzo Moliterni, uno degli antichi ingressi del paese con resti della Porta di "Basso".
Raggiungere il Monastero, costruito fra la fine del 500 e l'inizio del 600 dai Frati Minori francescani e recentemente ristrutturato. Degne di nota le ante del portone della Chiesa.
Di fronte al portale si trova un monumento ai caduti, mentre la strada adiacente porta al campo sportivo costeggiando orti e giardini. Accanto all'ingresso del campo si trova un bell' esemplare di carrubo. Proseguendo per altri 300 metri sulla destra si incontra la fontana che ha rifornito d'acqua il paese fino agli anni settanta. E' tutt'ora ricca d'acqua la cui potabilità non viene indicata/garantita da alcun cartello.
Un antico proverbio recita che chi beve l'acqua della Ruvola torna sempre a Rocca. Un buon motivo per raggiungerla come prima meta del circondario.
Volendo si può proseguire per la carraia che circonda la collinetta, tenendo sempre la destra, passando in mezzo a campi coltivati, e ritornare in paese dopo avere raggiunto il greto del Canale Salso che scava un fossato naturale a sud, ai piedi di Rocca. Altri 30 minuti.


2) Torre Lizzana - Foce Torrente Canna - Spiaggia di S. Nicola

30 m. Difficoltà: Facile

Oltrepassato il passaggio a livello, in direzione mare, si incontra a sinistra la Torre Lizzana, metà del XVI secolo. E' stata inglobata da altre costruzioni e deturpata dagli interventi per renderla abitabile ma mantiene ancora evidente la struttura della torre di Guardia costruita a difesa delle incursioni saracene.
Di fronte si trova un imponente magazzino, fatto costruire nel XVIII secolo (1731) dal duca Fabio Crivelli che testimonia l'importanza marittima e commerciale di Rocca Imperiale. Ha ormai perso il tetto, ma resiste al tempo grazie alla solida struttura e mantiene il suo fascino per lo stato di abbandono in cui versa.
Dopo circa 150 metri si arriva al lungomare dove la strada asfaltata termina in un ampio parcheggio e da dove si può procedere a piedi sulla spiaggia oppure proseguire sulla strada sterrata.

Nella seconda ipotesi, dopo 450 metri si incrociano le acque del torrente Canna. Negli anni si è prodotta una piccola zona umida dove crescono: la canna, la cannuccia di palude e la tifa, che probabilmente nascondono una fauna acquatica e avicola che sarebbe interessante studiare.
Il torrente d'estate è guadabile anche con le auto, quindi la strada prosegue costeggiando la spiaggia, che gradualmente si allarga e diventa sabbiosa.

La passeggiata è resa interessante anche dalla ricchezza di varietà della vegetazione. Sarebbe necessario un esperto per descriverla minuziosamente: dal lato spiaggia si possono trovare tamerici, oleandri, olivastro, santolina delle spiagge, qualche raro ciuffo di giglio di mare, mimosa selvatica e diverse specie di essenze pioniere delle sabbie. Dall'altra lato della carrareccia si incontra una vegetazione resa più fitta dai tagli: lentisco, rosmarino, timo, ginestra spinosa, agnocasto, fichi d'india. In un'area che spesso si impaluda si è formato un piccolo bosco di mimosa selvatica.
Questa lingua di vegetazione mista separa la spiaggia dalle aree coltivate a orto, a uliveto e a vigna, che in alcuni tratti arrivano fino alla spiaggia.
Ad esclusione del mese di agosto la spiaggia è deserta. Sono state collocate anche alcune docce e contenitori per i rifiuti.

Si arriva così in circa 10 minuti alla spiaggia chiamata comunemente di S. Nicola.
Da qui in avanti si può procedere "fortunatamente" solo a piedi.

La spiaggia è molto profonda (100-110 metri) in parte con vegetazione, in parte spoglia. Il mare è limpido e i fondali sono bassi e senza conchiglie, solo telline e vongole.
Proseguendo sulla battigia si incontra dopo circa 500 metri un piccolo rivo d'acqua che proviene dalle coltivazioni a monte. Avanzando ancora si raggiunge la foce del Torrente S. Nicola, che delimita il confine di regione.

Qui c'è un'ampia fascia a canneto, frammista a piccoli specchi d' acqua. Presenti anche prati umidi soggetti ad allagamento stagionale. Si è formato un piccolo lago costiero colonizzato da anfibi, biscioline d'acqua, piccoli trampolieri e molte libellule. Ancora un chilometro a piedi e si arriva alla spiaggia di Nova Siri con musica a tutto volume e ombrelloni.



   

 

3) Timpone del Ronzino - Corfari - Cimitero

1 ora e 20 m.

Uscire dal paese dalla discesa del Castello, e raggiunto il tornante della nuova strada che porta al Cimitero, svoltare dopo circa 80 metri a sinistra, imboccando il sentiero che costeggia il Timpone del Ronzino. Da questo lato sulla superficie del timpone si notano i nidi dei rapaci. Si scende, tenendo la destra, in mezzo a zone di macchia mediterranea con cisto, lentisco, rosmarino, ginestra e rosa canina, intercalate da coltivi. Un tripudio di colori e profumi in primavera.
Dopo un chilometro si raggiunge il greto del torrente Canna, sempre povero di acqua. Merita risalire il torrente per un centinaio di metri per vedere una quercia maestosa. È' un esemplare ben equilibrato nella forma: i rami scendono fino a terra dando il senso di un rifugio naturale che accoglie e protegge. Un albero che evoca fantasie da fiaba.
Si ridiscende e si costeggia il torrente lungo il sentiero che corre parallelo alla nuova fondovalle. Osservando i calanchi sabbiosi si possono notare piccoli fossili, che dimostrano come il mare un tempo ricoprisse tutte queste zone. Un fondo marino con conchiglie simili alle nostre, vari tipi di pecten, ostriche, turritelle.
Si costeggia poi il Monte Trevia fino allo svincolo con la strada di fondovalle e si può risalire lungo la strada asfaltata che porta al Cimitero. A destra e sinistra profumo di zagare e limoneti. Sulla destra, nella proprietà Di Leo, è stata rinvenuta negli anni 60 una piccola anfora e cocciame di epoca romana.
Dal Cimitero, percorrendo a destra la strada nuova si ritorna al tornante di partenza, con bel panorama sul paese e prati fioriti in primavera, oppure, scendendo fino al bivio con la strada ex provinciale, si risale a Rocca passando davanti al Monastero.
Dislivello massimo 100 m.. 20 minuti entrambe.



 
 

 

4) Masseria La Saliva - Contrada Maddalena

50 m.

Questa passeggiata è consigliabile al tramonto d'estate per godere della brezza e degli scorci fra gli alberi.
Arrivare di fronte alla sala per banchetti "Parsifal", che è un'istituzione per i pranzi di nozze rocchesi, e imboccare la comunale sterrata, che porta dopo 4 tornanti alla Masseria. Prima di iniziare la salita a sinistra si notano i resti di un abbeveratoio ormai in disuso. Girando intorno all'azienda agricola, costituita da diversi edifici, tenendo la destra si raggiunge un suggestivo quanto inaspettato viale di pini marittimi. Lo sguardo corre lungo la direttiva delimitata delle eleganti sagome degli alberi e si posa in fondo sul paese e il suo castello. Alle spalle, l'uliveto si perde nel mare.
Percorrendo il viale lungo 650 metri, con ai lati ulivi secolari, al bivio si può scegliere il sentiero che attraversa l'uliveto per altri 600 metri e raggiungere la strada asfaltata che scende dalla Contrada Maddalena, oppure svoltare a sinistra.
Quest'ultima ipotesi è più lunga ma permette di raggiungere il paese attraverso la campagna.
Avanzare per 15 minuti circa tenendo la destra attraverso campi coltivati e al bivio proseguire diritto per 250 metri. All'incrocio successivo svoltare a destra e proseguire per altri 450 metri. La sterrata sbocca sulla strada del campo sportivo e da lì in 10 minuti si raggiunge il paese.




5)Via Trevie - Murgie di S. Caterina - Masseria Miceli

2 ore

Si scende dal Castello dalla parte posteriore e si gira a sinistra nella curva della vecchia provinciale per Canna, imboccandola via Trevie. Si prosegue in salita per strada sterrata che, dopo le ultime case del paese, costeggia un breve pascolo (foto). Da questo punto se non c'è foschia si può vedere sullo sfondo il massiccio del Pollino con le sue cime, spesso innevate fino alla primavera inoltrata. Avanzando ancora sulla sinistra si nota una casa in pietra, una volta di proprietà del notaio Malvasi, un personaggio importante per il paese fino al dopoguerra.
Ancora cinque minuti e superata una pinetina sulla destra si imbocca un sentiero che dopo circa cinquanta metri permette di vedere le rocce della murgia e in basso(Foto) la masseria Miceli attualmente di proprietà Chiarella(Foto - Foto ).
Si costeggia una siepe al limitare del campo(foto) fino a raggiungere una casetta,(foto) probabile ripostiglio per gli attrezzi. Da qui si prosegue per un sentiero e poi ci si inerpica fino alla cima della mugia, dove da qualche anno sono in corso degli scavi da parte dell'Università della Calabria.( Si rinvia allo scritto)
Le Murgie di S. Caterina sono costituite da un nero massiccio calcareo emergente dalle ondulate colline che degradano dal Monte Soprano: due aguzze guglie che si slanciano verso l'alto lo serrano da parti opposte, mentre la sua sommità è disposta come la cavea di un grandioso teatro, aperto al nord.
Questo massiccio è occupato dalle rovine di epoca tardo medioevale insediata sull'acrocoro della guglia orientale. L'insediamento rimane difeso naturalmente dalle rupi a picco che orlano tutto attorno con orribili strapiombi.

I primi sondaggi furono effettuati negli anni sessanta dal prof. Lorenzo Quilici, attualmente docente di topografia antica presso l'Università di Bologna. Il ricordo del professore, allora studente che scorazzava con la motoretta e si accampava con la tenda, è ancora vivo da queste parti e la sua tesi di laurea ci è stata mostrata da coloro che lo accompagnarono e da cuiabbiamo attinto.

La vista, che si gode da questo luogo strategico nell'antichità, spazia dal Pollino(Foto) al mare, passando per Nocara e dalle altura di Armi S. Angelo e Serra Maiori; l'altro sito in posizione dominate dall'altro versante della valle. In primavera la ricchezza di fiori stupisce il visitatore.Da questo anfiteatro naturale seguendo i piloni della luce si può scendere alla Masseria Miceli lungo un sentiero non ben delineato ma rintracciabile.
La Masseria Miceli (Foto) sorge su una balza posta sotto la rupe occidentale delle Murgie di S. Caterina ed è attualmente in fase di ristrutturazione e trasformazione in agriturismo. Annessa alla masseria si trova anche una cappella consacrata a Santa Caterina d'Alessandria. Da qui si può scendere per strada sterrata ma in buone condizioni fino alla provinciale e ritornare a piedi in paese.